Avis ha partecipato ieri, in qualità di partner, all’inaugurazione della Mostra che da oggi fino al 17 gennaio 2010 permetterà di accedere a un artista capace di suscitare curiosità, emozione, e gioia.
Nello scenario di Palazzo Blu, che si affaccia sul Lungoarno come un’improvvisa luce azzurra, abbiamo potuto ammirare blu intensi, gialli luminosi e rossi danzanti, e poi fiori, volti di donne amate e l’immaginazione e il genio di Chagall capace di illuminare le storie, se stesso e le tele dal di dentro.
Quest’artista ebreo russo, segnato da quattro esili, sceglie la Francia come terra d’elezione.
Attraverso le cinque sezioni della Mostra si scopre un percorso, una personalità artistica e umana che sembra aver scoperto il segreto della luce della luna. Ogni suo dipinto, ceramica, sembra come illuminato da quella luminescenza unica, sottile e intensamente presente, con cui la luna accende le cose e le persone che tocca.
Il tema della Mostra non è semplicemente un titolo ma il tema portante che dà una connotazione unica alla retrospettiva di Pisa.
Quali sono le connessioni tra un russo ebreo e il Mediterraneo? Che cosa ha permesso quest’unione vissuta nel profondo
Ne abbiamo parlato con la Curatrice della Mostra Claudia Beltramo Ceppi.
Quali sono state le ragioni della scelta del tema dell’esposizione: Chagall e il Mediterraneo.
All’inizio sembrava un tema singolare, ci siamo chiesti: Che cosa lega un ebreo russo con il Mediterraneo? In realtà Chagall visse, in Provenza per più di quarant’anni e durante quel periodo è stato il pittore più celebre del suo tempo. Il primo cui è stata dedicata una mostra al Louvre in vita; Il primo pittore cui è stato dedicato un museo: il Museo Marc Chagall di Nizza. Da De Gaulle ricevette direttamente l’incarico di dipingere il soffitto dell’Opéra di Parigi, di cui sono esposti i bozzetti alla Mostra in corso, ha realizzato la sala della Musica per il Metropolitan Opera, Lincoln Art Center di New York, e poi ha impresso la sua arte al Parlamento di Gerusalemme.
Ma poi quando è stato possibile conoscere i quadri russi dell’artista, la produzione di Chagall legata al Mediterraneo è stata vista come più “facile” e spesso ai critici non piacciono le cose più facili.
Così è successo che questa sua seconda parte di produzione artistica è stata spessa inaspettatamente trascurata.
C’è un quadro in particolare in cui è visibile, più che in altri, la commistione, l’osmosi tra la nuova terra e Chagall sia come uomo sia come artista di cui lei ci ha parlato?
Sì. Alla mostra è presente un’opera iniziata nel ‘35 e conclusa solo nel ’46. Si rintracciano i ricordi e l’immaginario della sua terra di origine ma poi ecco comparire i fiori e una striscia bianca luminosa e due teste colorate proprio come la terracotta bianca e verde realizzata sullo stesso tema.
Quest’opera dimostra ancora una volta come Chagall giunto nel Mediterraneo, ne assimili completamente i colori e riesca a sviluppare il suo modo di essere artista e uomo, senza mai perdere le sue radici, e questo avviene scoprendo la Grecia e la sua cultura fatto che trasforma ulteriormente la sua tavolozza, e ancora lavorando sui temi della Bibbia, cui si era già dedicato negli anni’30, ma che in questa sua nuova fase s’illuminano di colori e luci nuove.
Chagall riesce a diventare assolutamente partecipe di questo nuovo mondo in cui ha scelto di vivere e dipingere.
Il tema dell’immigrazione è sicuramente uno dei fili rossi di questa Mostra.
Sì, Chagall era in Francia un emigrante, oggi sarebbe classificato come un sans –papier, un clandestino. Ma allora riuscì a stabilirsi in una terra che lo accolse e Chagall riuscì a radicarsi così bene nella sua nuova patria da diventare un sicuro riferimento per la cultura stessa del paese.
C’è anche stato un incontro tra una personalità come quella di Chagall ebreo errante dalla mentalità curiosa, aperta e duttile e un mare come il Mediterraneo che per definizione è il mare che accoglie.
Esattamente, e questo incontro non a caso è raccontato a Pisa: città cosmopolita e tollerante per tradizione storica e culturale. Oltretutto questa Mostra ci porta a riflettere sulla differenza tra un passato prossimo e il presente. Quante personalità, unicità, storie e culture respingiamo invece di accogliere e quanto sottraiamo a noi stessi con quest’atteggiamento?
Chiudiamo queste riflessioni con una frase con cui Marc Chagall descrive se stesso e il suo modo di sentire e raccontare il mondo:
“Forse la mia arte è un’arte insensata, un mercurio cangiante, un’anima azzurra che precipita sopra i miei quadri. “.