La presentazione del piano industriale Fiat 2010-2014 fissata per oggi era già un evento, al quale si è aggiunta la notizia di ieri del cambio alla presidenza.
Da azienda identificata con l’immobilismo, Fiat in questi ultimi anni ed ancora di più in questi due giorni si sta ponendo come struttura dinamica, votata al mercato globale, predisposta a cambiamenti di struttura e di prodotto.
Cronologicamente partiamo dalle dimissioni di Luca Cordero di Montezemolo dal ruolo di Presidente del Gruppo Fiat avvenute ieri pomeriggio: il suo incarico passa nelle mani di John Elkann, 34 anni, che in pochi giorni acquisirà le tre cariche principali del gruppo: la presidenza della Fiat, della finanziaria Exor e dell’accomandita Giovanni Agnelli e C.
Poche e chiare le parole di Montezemolo “Il mio ruolo di traghettatore è concluso. Ho preso visione dell’ambizioso piano industriale di Fiat per i prossimi cinque anni, che condivido pienamente, ed ho capito che era il momento giusto per lasciare. Quando arrivai nel 2004 non c’era un esponente della famiglia Agnelli, c’era un’azienda vicina alla bancarotta ed arrivava un manager dall’estero. Oggi John è un leader, la Fiat è sana e competitiva, grazie al lavoro di Marchionne e di tutti gli uomini e le donne che lavorano qui”.
Stamattina prima il consiglio di amministrazione e poi la presentazione agli analisti del piano industriale hanno segnato l’inizio della nuova fase. Sergio Marchionne ha snocciolato uno dietro l’altro i dati positivi di Fiat, con tutte le aree che chiudono il bilancio in positivo e con un trend migliore del 2009.
Anche il gruppo Chrysler ha chiuso il primo trimestre del 2010 con un utile operativo, invertendo il trend negativo del 2009.
Marchionne si sofferma su un 2009 “di crisi chiuso con risorse più che adeguate e una posizione forte per passare a un ambiente economico che si preannuncia di nuovo normale”. Inoltre conferma gli obiettivi 2010, con ricavi per 50 miliardi di Euro, ricordando però che si dovrà fare fronte ad una flessione del 30% nelle vendite in Italia dovuta alla mancanza di incentivi statali.